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Mio padre più volte ricordava una notte d'estate in cui, prima di tornare a casa dal lavoro, aveva deciso di fare un giro in macchina per rilassarsi.
Ad un certo punto, in una strada fuori città, poco prima di raggiungere un passaggio a livello, vide il treno passare: fatto normale, non fosse stato che le sbarre erano sollevate.
Ripenso spesso a quel racconto quando attraverso i binari della ferrovia, e ogni volta non posso fare a meno di rinnovare la sgradevole percezione della disarmante caducità della vita.
Quell'episodio è diventato l'inizio di "L'ora più silenziosa".

La vita può sfuggirci inaspettatamente e precocemente per una causa anche stupida, ma può altresì proseguire, anno dopo anno, dandoci il tempo di valorizzarla con la nostra intelligenza, fino al punto di dimenticarci che prima o poi il nostro viaggio dovrà finire.
Lia, Amanda, Vittorio, Serse, Saragozzi (personaggi importanti della storia) sembrava non conoscessero la vecchiaia, perché stando insieme, e mossi dal piacere di condividere la passione della musica, avevano allontanato l'odioso assillo del tempo e l'ossessione della propria decadenza.
Loro rappresentano una delle mie speranze più radicate, che traspare spesso in ciò che scrivo, quella che la vita non sia solo giovinezza.
Non si può fantasticare e ignorare che la vita spesso è feroce e demolisce sogni e illusioni, annientando ogni sforzo di darle senso e valore, ma i "miei vecchi", Lia, Amanda, Vittorio, Serse e Saragozzi, nonostante tutto, ce la fanno ad essere vincenti.

Si vive e si muore contemporaneamente.
Moriamo quando la vita ci chiede di essere diversi da quello che siamo, ma torniamo a vivere quando scopriamo che possiamo migliorare, senza perdere noi stessi.
Moriamo quando scompare qualcuno che amiamo, ma torniamo a vivere quando il vuoto lasciato si riempie di un pensiero più profondo che aiuta a vivere in modo più consapevole.
Lara e Mat sperimentano tutto questo mentre cercano di scoprire dove sia finita la zia Lia, scomparsa all'improvviso senza apparente motivo, e mentre affrontano l'arduo sentiero del loro rapporto, già in partenza difficile.
Mat è come il mio amico Massimo che non amava le donne, ma forse amava un po' me, e che ricordo con affetto anche se ora non c'è più. Mat e Lara non solo si amano, ma soprattutto si rispettano e soltanto in questo modo riescono a superare il grosso ostacolo che ad un certo punto si pone fra di loro. Credo che il loro modo di vivere insieme sia l'unico possibile.

"L'ora più silenziosa" è un discorso fatto soprattutto a me stessa per confermare ciò che a volte non è facile sostenere senza il timore di essere assurdamente idealista.
Non voglio perdere la fiducia nella vita nemmeno quando i fatti violentano il mio pensiero e la mia sensibilità, e mi indurrebbero a dire: "Ho sbagliato, non c'è niente in cui credere, l'esistenza non ha senso…" Questa è la mia intima, ardua sfida.

"L'ora più silenziosa" è l'ora delle scelte importanti, in cui il silenzio non è altro che distacco dal frastuono del mondo per rifugiarsi nell'intimità del pensiero, diventata ormai, per grave sbaglio, un luogo sconosciuto.


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